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Dopo le dure battaglie dell’ex sindaco di Sperone arriva il bando per l’assistenza domiciliare agli ultrasessantacinquenni. Alaia incalza: «È un primo passo. Ora vogliamo servizi, continuità e risposte per tutte le persone fragili»
SPERONE – Settantacinque anziani non autosufficienti potranno accedere al servizio di assistenza domiciliare previsto dall’Ambito Sociale A6. Una notizia certamente positiva per il Baianese e il Vallo di Lauro, ma che arriva dopo mesi segnati da fortissime polemiche sul funzionamento del Piano di Zona e sulla capacità del sistema di garantire continuità ai servizi destinati alle fasce più fragili.
Ed è proprio su questo punto che interviene il dottor Salvatore Alaia, già due volte sindaco di Sperone e protagonista negli ultimi mesi di una dura battaglia pubblica sulla situazione dell’Ambito A6.
«Finalmente qualcosa si muove e quando arriva un servizio destinato agli anziani bisogna esserne contenti. Ma attenzione: nessuno pensi di mettere un manifesto al muro e raccontare che improvvisamente tutti i problemi sono scomparsi».
Alaia non arretra di un centimetro rispetto alle denunce dei mesi scorsi.
«Io non combatto contro qualcuno. Combatto per qualcuno. E quel qualcuno è l’anziano che ha bisogno di essere lavato, accompagnato dal medico, aiutato a preparare un pasto. È la persona con disabilità. È la famiglia che bussa alla porta delle istituzioni perché da sola non ce la fa. È di loro che dobbiamo parlare».
Poi l’affondo.
«Settantacinque beneficiari rappresentano una risposta. Bene. Ma quanti cittadini aspettano ancora? Quali servizi devono essere riattivati? Quali ritardi devono essere recuperati? Queste sono le domande alle quali bisogna rispondere. Perché i diritti sociali non funzionano a intermittenza».
Per Alaia, dunque, l’avviso deve rappresentare l’inizio di una vera ripartenza dell’Ambito A6 e non la conclusione della discussione.
«Se questo è il primo segnale di un cambio di passo, sarò il primo ad applaudirlo. Ma vigileremo. Perché sulla pelle degli anziani e dei più deboli non si fanno né propaganda né giochi politici».
E conclude con una frase destinata a riaccendere il confronto:
«Un anziano non deve ringraziare la politica perché riceve assistenza. È la politica che deve chiedere scusa quando quell’assistenza arriva tardi. Questa differenza qualcuno dovrebbe stamparsela bene in testa».