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Il caratteristico arco naturale non esiste più. Il cedimento documentato nella mattinata del 17 agosto. La formazione rocciosa era diventata negli anni una delle immagini più riconoscibili dell’itinerario sul Monte Somma
Per anni è rimasto lassù, sospeso nella roccia, quasi a osservare dall’alto gli escursionisti che attraversavano uno degli angoli più suggestivi del Vesuvio. Ora l’«Occhio del Diavolo» non c’è più.
La caratteristica apertura naturale della Valle dell’Inferno, sulle pareti interne del Monte Somma, è crollata. La scoperta è stata documentata nella mattinata di lunedì 17 agosto e il confronto con le fotografie scattate soltanto pochi mesi fa mostra con immediatezza quanto sia cambiato il profilo della montagna.
L’Occhio del Diavolo era un arco naturale nella roccia, riconoscibile per la sua particolare apertura e conosciuto da generazioni di appassionati ed escursionisti. Costituiva uno dei punti caratteristici della Valle dell’Inferno, itinerario che attraversa uno degli ambienti geologicamente più spettacolari del complesso Somma-Vesuvio.
Il confronto tra primavera e agosto
A documentare quanto accaduto sono stati Vincenzo Marasco e Giuseppe Miranda, conoscitori del territorio vesuviano. Le fotografie messe a confronto mostrano la formazione ancora integra nella primavera del 2026 e la stessa parete oggi, 17 agosto, dopo il cedimento: il foro è scomparso e al suo posto rimane un profilo roccioso completamente diverso.
Non sarebbe corretto, tuttavia, descrivere necessariamente quanto accaduto come un cedimento nato e concluso nell’arco di poche ore. Le informazioni disponibili indicano piuttosto il risultato di un processo di deterioramento progressivo di una formazione naturalmente fragile ed esposta agli agenti atmosferici. Tra i fattori indicati vengono citati erosione, vento e fenomeni naturali che nel tempo agiscono sulle pareti vulcaniche.
Una montagna che continua a cambiare
La scomparsa dell’Occhio del Diavolo ricorda soprattutto una caratteristica fondamentale del Vesuvio: il suo paesaggio non è immobile.
Colate, fratture, erosione e cedimenti hanno modellato per secoli il complesso vulcanico e continuano lentamente a modificarne il volto. La Valle dell’Inferno, compresa tra il Monte Somma e il Gran Cono, conserva proprio nelle sue rocce i segni di questa continua trasformazione.
Questa volta, però, insieme alla roccia se ne va anche qualcosa che apparteneva alla memoria di chi frequenta la montagna.
L’«Occhio del Diavolo» era diventato un punto d’arrivo, una fotografia quasi obbligata e un riferimento lungo il percorso. Una piccola finestra naturale aperta nella montagna che il tempo aveva creato e che il tempo, alla fine, si è ripreso.
Il Vesuvio resta. Ma da oggi, per chi tornerà nella Valle dell’Inferno, il panorama non sarà più esattamente lo stesso. 