Avellino vota, ma i candidati restano un rebus: il calendario c’è, la politica ancora no

Avellino vota, ma i candidati restano un rebus: il calendario c’è, la politica ancora no

Ad Avellino il conto alla rovescia per le elezioni amministrative è ufficialmente partito. Il Comune ha pubblicato il manifesto di convocazione dei comizi elettorali: si voterà domenica 24 maggio, dalle 7 alle 23, e lunedì 25 maggio, dalle 7 alle 15. L’eventuale turno di ballottaggio è già fissato per domenica 7 e lunedì 8 giugno 2026.

Le date, dunque, sono certe. Il calendario pure. Quello che ancora manca, paradossalmente, è la parte più importante: i candidati.

Con il manifesto affisso e le scadenze ormai alle porte, Avellino entra ufficialmente nella fase decisiva della campagna elettorale. Le operazioni preliminari degli uffici elettorali inizieranno alle ore 16 di sabato 23 maggio, mentre la presentazione delle liste dovrà avvenire entro la fine di aprile. Una finestra temporale sempre più stretta che rende il quadro politico ancora più delicato.

Il punto, però, è proprio questo: mentre la macchina amministrativa si è messa in moto con puntualità, la politica cittadina continua a muoversi con lentezza e incertezza.

Nel centrosinistra e nel centrodestra, infatti, i tavoli restano aperti e i nomi ancora in bilico. Le coalizioni tradizionali non hanno ancora sciolto i nodi principali sulla candidatura a sindaco, lasciando una sensazione diffusa di attesa e immobilismo.

Sul fronte del centrosinistra, però, nelle ultime ore emerge un’indicazione politica più chiara: ad Avellino, per le Comunali 2026, si va verso la costruzione di un campo largo, sul modello della coalizione che alle ultime Regionali ha sostenuto la candidatura di Roberto Fico. Un’alleanza ampia che, oltre a Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, dovrebbe coinvolgere anche le forze moderate e centriste, senza escludere le componenti più a sinistra come Alleanza Verdi e Sinistra.

Si tratta di una linea che, a differenza di quanto avvenuto in altri comuni campani, come Salerno, sarebbe arrivata direttamente dalle segreterie nazionali dei partiti coinvolti. Un segnale che punta a compattare l’area progressista in vista di una sfida che si annuncia aperta.

Resta però ancora da sciogliere il nodo principale: il nome del candidato sindaco. Al momento non ci sono ufficialità, ma tra le indiscrezioni che circolano con maggiore insistenza c’è quella che porta a Vincenzo Ciampi, esponente del Movimento 5 Stelle, rimasto fuori dal Consiglio regionale e reduce dalle recenti dimissioni da coordinatore provinciale del M5S di Avellino.

Nel frattempo, sul fronte civico, Gianluca Festa ha già manifestato la volontà di tornare in campo per tentare una nuova corsa a Palazzo di Città. Resta invece ancora da definire la posizione di Laura Nargi, ex sindaca, che non ha ancora sciolto del tutto la riserva sul proprio futuro politico.

L’ipotesi sul tavolo resta quella di una candidatura autonoma, ma non si escludono scenari diversi: da un possibile dialogo con il centrodestra fino alla costruzione di un progetto civico più ampio, capace di raccogliere consensi trasversali tra moderati, delusi e aree centriste.

Il dato politico, al momento, è chiaro: la città sa quando andrà a votare, ma non sa ancora davvero per chi.

E c’è anche un elemento simbolico che pesa: ancora una volta, a firmare il manifesto elettorale non è un sindaco in carica, ma il commissario prefettizio straordinario, segno di una città che arriva al voto in una fase di transizione istituzionale e politica tutt’altro che banale.

Avellino, oggi, vive un paradosso perfettamente italiano: le urne sono pronte, il calendario pure, ma la politica sembra ancora alla ricerca di sé stessa. E con il tempo che stringe, il rischio è che la corsa vera inizi quando il traguardo sarà già visibile.                                                                                                                                                                                                                  Avellino vota, ma i candidati restano un rebus: il calendario c’è, la politica ancora no